Luca
Primo romanzo in ristampa con la Giraldi Editore - Bologna
Una semplice storia d’amore, al termine della quale ci si chiede se vale la pena vivere la propria vita col massimo dello slancio, bruciando la fretta di un oggi nell’incertezza del domani.
Luca, un angelo d’amore che, per sua volontà, è tornato in cielo da Dio.
Maledetto- Editing Treviso
Con questo nuovo romanzo Susanna Sarti Piazza si addentra con grande sensibilità e intuizione nei labirinti della passione e delle sue sconvolgenti conseguenze.
Maledetto è un romanzo d'invenzione che sconfina nella descrizione della dura vita trascorsa in un carcere dove la dignità dell'uomo viene calpestata.
"Se tu dovessi scegliere, preferiresti morire per amore o uccidere per amore?"
Questa è la domanda che un giorno Mary pone a Lavia, la protagonista.
Nessuna risposta, se non il racconto del suo rapporto con Lorenzo, musicista più giovane di lei, al quale si abbandona senza riflettere, aspettandosi di trovare nella passione la realizzazione di un sogno.
Recensione di Antonio Ingrao.
A distanza di due anni dal suo primo romanzo, “Luca”, la scrittrice bolognese Susanna Sarti Piazza ritorna con un nuovo romanzo: “Maledetto”, edito dalla Casa Editrice Editing Edizioni di Treviso.
La scrittrice racconta, con visibile partecipazione, del rapporto dolorosamente umano, disperato, trasognato, che lega due donne assassine per amore.
Una storia che si attorciglia in una matassa dalla quale a tratti, giorno dopo giorno, si dipana un sottile filato di apatica disperazione che si srotola all’interno di quattro mura di una cella carceraria, umida, sfatta, misera scenografia di contorno per gli altrettanti miseri destini di due esistenze rinchiuse nell’inferno della morte civile, l’ergastolo.
La storia di Mary e Lavia è l’archeotipo di una struttura dolorosa che avvolge le donne che amano così tanto intensamente da annullare con la morte se stesse e le persone che amano.
Mary uccide il figlio sconfitta dalla disperazione e dalla sua incapacità di trovare vie di fuga al problema del figlio sopraffatto, vinto dalla droga.
Lavia uccide Lorenzo, il suo Lorenzo che pur amandola di un amore egocentrico la tradisce con altre donne, l'uomo per il quale ha abbandonato il marito ed una vita relativamente tranquilla.
Nell’economia del romanzo attorno a questi avvenimenti violenti e dolorosi che incardinano il futuro delle due donne, si dipanano dei Flash back che raccontano la vita normale di due donne minimamente normali.
Il merito maggiore di Susanna Sarti Piazza, in questo suo coinvolgente romanzo, è quello di saperci raccontare con estrema semplicità il dramma di due vite, scavando in profondità nell’abisso dell’anima di due donne sconfitte dai tortuosi percorsi della passione e talmente annientate dagli eventi della loro vita da cancellare, con un “atto d’amore” scellerato le persone che amano.
Un libro che vale la pena di leggere per riflettere, in generale, sull’incapacità di amare e di esseri umani vinti dalla miseria del “possesso”, incapacità di amare che ritroviamo nelle cronache violente delle vite invisibili che ci circondano nel nostro quotidiano.
K
terzo romanzo - Giraldi Editore - Bologna
Una lettura consigliata a tutte le età
Kindo è un bambino particolare, estremamente precoce per la sua tenera età.
Infiniti sono gli eventi ai quali è soggetto durante lo svolgersi della narrazione nella quale risalta,con preciso rilievo, la saggezza di un bambino di fronte alla irrazionalità degli adulti che lo circondano.
“K” è un esempio di quella misura che fa diventare un racconto divertente destinato ai ragazzi, un singolare insegnamento di vita per i lettori adulti.
Recensione di Gian Paolo Grattarola
K come Kindo, un ragazzino dotato di un’intelligenza precoce alle prese con le gioie e le difficoltà della vita; K come Karin, una bella donna che aderisce amorevolmente al ruolo di moglie e di madre; K come Kevin, un uomo calvo, sdentato, con un naso lungo e storto e due sopracciglia folte come la scopa della befana ridicola parodia di un padre tenero e goffo; K come Kicco un cane meticcio con le gambe corte e privo di coda.
Forse K come già i Kika Kamillo e Kromo di Francesco Tullio Altan. Oppure K come Key : la chiave per entrare nel cuore di un bambino, come avanza argutamente Daniela Domenici nell’introduzione. Una chiave che gli adulti hanno obliato tra i tesori infantili quando hanno iniziato a credere a miraggi di verità più ricche di quelle che recavano nella propria anima. Susanna Sarti questa chiave magica per nostra fortuna l’ha conservata e dopo averla riesumata dalla soffitta polverosa del proprio passato l’ha utilizzata riuscendo a calarsi perfettamente nei desideri nascosti e nelle speranze di un bambino.
Kindo racconta in prima persona descrivendo con un delicato tocco di sana ironia, non priva di generoso affetto, lo stravagante nucleo familiare che anima lo scenario della sua infanzia. Fino al giorno in cui si spalanca dinanzi alla sua vista uno scenario seducente ed inebriante di un mondo in cui il sole non tramonta mai sull’ armonia e la pace assoluta.
Tuttavia Kindo riuscirà a resistere alla malia illusoria di un rifugio rassicurante tra i campi aperti dell’eterna giovinezza, avvertendo con rara capacità di discernimento, tutta l’inadeguatezza di un’esistenza priva di affetti e di dolori, di speranze e di delusioni, di amore e di morte. Ma da questa esperienza uscirà profondamente rinnovato, poiché lontano ed estraneo a se stesso l’io diventa meravigliosamente oggettivo, predisponendo il proprio animo ad un impiego stimolante ed impegnato della propria vita.
Con questo racconto piacevole, coinvolgente ed amabilmente surreale, Susanna Sarti non mira a collocarsi autorevolmente nei luoghi sempre persi e ritrovati della tradizione fiabesca. Nel suo libro non troviamo traccia della fantasia linguistica e dell’eleganza del nonsense rodariano. La sua incursione nel tempo eterno del mito e della fiaba mira, con grande grazia creativa, a trasfigurare le vicende entro una dimensione più consona all’esperienza di oggi, attraverso un convincente equilibrio di fantasia, di fiaba e di realtà quotidiana. L’autrice non punta alla liberazione dirompente della fantasia, né alla mera astrazione consolatoria, ma se ne serve unicamente come strumento di lotta e di dissacrazione, come una lama va ad infilarsi dritta nel cuore degli adulti.
Con un linguaggio che ha il pregio di restare semplice e concreto, di folgorante immediatezza morale e descrittiva, ci offre un prova narrativa che tratta della storia della crescita di un ragazzino, ma anche del tema della maturità affidandosi ad un fine senso dell’umorismo e dell’ironia.
La scrittrice emiliana si conferma scrittrice versatile, capace di creare figure e situazioni che catturano per la loro efficacia, non priva di accenti delicati e di contenuta emotività. E con questo libro ci sforna una pietanza di squisita bontà, in cui c’è tutto, ma proprio tutto ciò che deve avere una fiaba per essere bella. La si divora in poco tempo e lascia un gradevolissimo, delicato sapore di cose buone, genuine e gustose.
Gian Paolo Grattarola
Susanna Sarti
K
Giraldi Editore Bologna 2006
Pag. 111 Eur. 12.50
"Diviso due". Quarto romanzo - Edizioni Creativa
"La vita deve essere spremuta, vissuta con il massimo delle energie e non sprecata"
Così dice Sally, la protagonista del nuovo romanzo di Susanna Sarti.
Sally è un avvocato di quarantanni che improvvisamente viene colpita da una malattia incurabile: un cancro al pancreas.
Due uomini, Michael e Robert, parlano di lei e della loro sofferenza.
Una sconvolgente meditazione su come una vita possa essere stroncata in breve tempo, distruggendo i sogni e le fantasie di tre persone.
"GEZIM"- quinto romanzo - Edizioni Creativa
Bersagli.
Lo siamo tutti, prima o poi.
Ci colpiscono all’improvviso. Sono loro. Quelle storie che finiscono nella cronaca e rimbalzano tra i meandri dei mass media potenti e dilaganti. A volte ci anneghiamo, è un attimo. Sangue. Tradimenti. Violenze. Odio. Egoismi. Menzogne. Raptus (ci piace molto sentir usare questa parola che ha il sapore dell’inevitabile, dell’imprevisto e quindi di qualcosa che non si poteva prevedere).
Quelle storie, finite loro malgrado tra la cronaca, però.
Però avrebbero molto da raccontare, da lasciare in eredità a una società che non ha tempo per niente, che corre e ormai non ci fa caso, che incastra impegni come fossero tasselli di un puzzle che diventa contorto. Deformato. Diverso dalle aspettative.
Insiemi eterogenei di facce, frammenti di moti, scontri di anime. Grovigli di esseri umani. Che palpitano e provano emozioni, le stesse che la cronaca trascura, zittisce, svilisce, dimentica, non si preoccupa di approfondire. Non può, il suo mestiere è un altro.
Approfondire.
E’proprio questa la parola chiave di ‘Gezim’, un romanzo che abbraccia la cronaca ma da un altro, prezioso, punto di vista. Quello della protagonista, fragile ma risoluta, paziente e infuocata, combattiva quanto rassegnata. E’la storia di una vita piovuta addosso, accettata poi disperatamente combattuta fino all’atto finale. Dal sapore dolceamaro, pungente e doloroso.
Giulia è una donna che ha accettato un’esistenza all’apparenza felice, serena. Accanto a un uomo tranquillo che lavora in un piccolo negozio di provincia e con una figlia adulta che vive a Bologna. Giulia cura in modo maniacale il giardino di casa, si occupa del marito e delle sue necessità, legge e ascolta musica ad alto volume.
Giulia. Una donna arrivata, si direbbe. Che ha scelto la campagna per costruirsi una famiglia, ha scelto la quiete lontano dal traffico, dallo smog e dalle frenesie cittadine.
Giulia. Schiva. Prevedibile. Che trascorre le giornate circondata dal silenzio nell’attesa di un uomo abitudinario che si dedica all’attività commerciale come unica vera passione.
Ci sono storie che più di altre si aggrovigliano e a voler guardare oltre la trama e i personaggi si schiude qualcos’altro, celato tra le righe, nascosto dagli eventi. Un rumore di fondo. In questo caso il rumore che accompagna il lettore è il silenzio.
Silenzio in ogni sua eccezione.
Elemento dominante, onnipresente, quasi insistente che vuole a tutti i costi ‘farsi ascoltare’. E’una sorta di ‘finta pace’, in effetti, che tenta di coprire tutte le parole taciute. Condivisioni mancate, desideri inespressi, confessioni trattenute.
E c’è qualcosa di familiare in tutto questo, di estremamente familiare.
Il ‘mondo pieno di silenzi’ voluto dalla protagonista poggia su un equilibrio fragile, destinato a evaporare al primo timido cambiamento.
Susanna Sarti tratteggia i contorni di una figura complessa come lo sono tutte le donne un pò. E che ha accettato negli anni tanti piccoli compromessi ritrovandosi così a vivere giornate tutte uguali, silenziose, senza scambi o calore umano. Ma che, a un certo punto, avverte l’impulso di cambiare. Si scopre desiderosa di. Di.
Amare, donare, ricevere, viaggiare. Ma soprattutto parlare. Scrollandosi di dosso quei silenzi cementati da anni di rassegnata accettazione.
E questa sua ricerca, dai contorni disperati, non è esente dall’errore. La mette a rischio e la costringe a scegliere, ad affrontare una vita diversa da come l’aveva idealizzata per tanti anni. La costringe a scontrarsi con la paura, la disperazione e l’angoscia. Le sconfitte.
Le rane sono anfibi adattabili.
Sanno regolarsi alla temperatura dell’ambiente esterno, è il corpo che lo fa per autodifesa e loro, le rane, neanche se ne accorgono. La natura le ha rese forti, per aiutarle a sopravvivere.
Ecco perché se si lascia una rana dentro una pentola piena di acqua fredda e si accende sotto una fiamma debole non si assiste ad alcunché. Se la rana si trova bene nel nuovo ecosistema non farà altro che aspettare. Osservare. E aspettare.
Nel frattempo la fiamma scalda l’acqua, con calma. E la rana è sempre lì, statene certi.
Finché la temperatura raggiunta dall’acqua sarà insopportabile anche per il corpo temprato dell’anfibio. Non ci sono vie d’uscita. E’troppo tardi per spiccare il salto della salvezza.
La rana è destinata a morire.
Questa che è definita ‘la teoria della rana nella pentola’ esprime una tendenza radicata nelle donne di oggi, sommerse da responsabilità domestiche, familiari, a volte anche lavorative. Donne piene di impegni indispensabili o voluti, costruiti per riempire spazi, coprire ‘buchi’. Donne in continua lotta coi compromessi che le schiacciano, sviliscono e ogni tanto annullano. Anche Giulia è entrata in una ‘pentola’ tutta sua, cercata e accettata rintanandosi in campagna, adattandosi ai ritmi del marito e smettendo di ascoltarsi. Nascosta dietro la facciata di finta serenità.
Finché un giorno la figlia la scuote, la fa uscire dalla pentola, e da quel unico scossone non si riprenderà più. Sarà una discesa di eventi, scelte e conseguenze.
La storia di Giulia è senza dubbio una storia moderna che tenta di abbattere alcuni luoghi comuni mescolandosi alle dinamiche di una società che cambia ma non dimentica il suo passato contadino né quelle ‘reti’ in cui tutt’ora tendono a ricadere talune coppie. Quelle coppie dove si da tutto per scontato. Dove ogni gesto diventa routine e i ruoli sono comandamenti. E’lì che spesso le donne tendono a trasformarsi. Dentro. Diventano pacate, affabili, precise e solitarie. Cercano scudi contro un mondo che le ingabbia (o sono loro che si sono lasciate ingabbiare?). Poi.
Poi capita che decidono di cambiare e se ne vanno. O smettono di coprirsi gli occhi e riprendono a volersi bene. Non si lasciano più schiacciare. Ogni tanto provano a uscire dalla pentola, spiccano il volo. Prima di morire dentro. Prima.
Pronte a scoprire se c’è ancora tempo per ‘vivere’.
Dentro questo romanzo ci sono tante anime inquiete, a cui forse non è stato insegnato ad amare fino in fondo e che hanno preferito, ognuno a modo suo, la solitudine. Ci sono persone calme, passionali, coraggiose, accecate, spezzate, vigliacche, confuse, egoiste, feroci, stanche.
Ci siamo noi.
E c’è quella cronaca dolorosa che accennavo all’inizio. C’è una tragedia dai contorni sfuocati che l’autrice svela al lettore con delicatezza ma pur sempre nella sua cruda verità, come se cercasse di alleviare il dolore che sente arrivare.
Perché c’è.