Susanna.Sarti: "Diviso due"

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"Diviso due" - Recensione di Gian Paolo Grattarola

Sally Marlow, avvocato penalista, quarantenne, capelli rossi, occhi azzurri e penetranti, due gambe da far girare la testa, era una donna molto originale, intelligente ed attraente, che esercitava un fascino magnetico sugli uomini   

Sapeva di sesso, di quella forza ancestrale che la donna racchiude in sé fin dalla notte dei tempi, di quell’abisso profondo che talvolta si ha paura di sondare. Una fluido tormentoso che scorre come un falda sotterranea ma che alla fine è destinato a riemergere alla luce con una prorompente carica di vitalità. Una forza che, dietro l’apparente sembianza di una donna assorbita dalla propria carriera, si rivelava in lei in tutta la sua potenza devastante, rendendola avida di una dimensione autentica della vita. Ricca di fantasie erotiche, desiderosa di sentirsi donna capace di concedersi al proprio compagno liberava con passione il proprio bisogno trepidante di piacere e di sensualità femminile, consapevole che l’amore è un frutto delizioso che va gustavo fino in fondo.

Bastava guardarla negli occhi per provare un orgasmo mentale indescrivibile.

Ma il destino le avevo teso un vile agguato mortale, logorandola inesorabilmente tra le spire dolorose e soffocanti di un tumore al pancreas.

Di lei, seguendo gli estri della sua ebbra vitalità tesa alla ricerca di una vita pervasa da intense emozioni, ci parlano suo marito Michael ed il suo amante Robert  con due racconti entrambi venati da una comune afflizione intensa e palpitante.

Apprezzabile la strategia  di consegnarci il ritratto indimenticabile di questa donna facendo leva su due diversi punti di osservazione, che consente all’autore di esplicitare emozioni e sentimenti che attraverso una diversa modalità di scrittura sarebbero andato persi.

Michael dopo averla conosciuta in occasione di una cena indetta da un amico ne era rimasto immediatamente ammaliato e dopo un breve ma intenso periodo di frequentazione si erano sposati dando vita ad un menage famigliare che lo aveva avvolto in un aura di felicità tale da renderlo insensibile a quello stato di inappagante consuetudine di cui Sally al contrario era rimasta vittima. In quel varco lasciato incautamente aperto si era insinuato Robert, un giudice divorziato, che aveva rievocato in lei l’eterno richiamo febbrile della passione, una seduzione invincibile alla quale nessuna forma di educazione sentimentale può resistere. Benché il suo ruolo le consentisse solo di lambire una parte marginale della sua esistenza, le aveva rinvigorito lo spirito  rievocando l’incanto suggestivo del sogno, infondendo nuovo alimento alla sua adrenalina, restituendole le ali per volare.

Susanna Sarti ama la sua protagonista, e la sottrae volutamente ad ogni forma di giudizio morale, consapevole che la fame d’amore è più forte di qualsiasi senso di colpa, condensando nella loro esigua essenzialità i temi dell’amore e della ricerca della felicità. I suoi personaggi sono quanto di più quotidiano e vicino a noi si possa immaginare e non si può evitare di entrare in sintonia con loro provandone le stesse emozioni ,lo stesso dolore, la stessa disperazione; mentre nell’abbraccio finale tra i due uomini anche noi ci stringiamo a loro commossi e malinconici con pari necessità di conforto.

Il libro, veloce e scorrevole, lo si divora in poco tempo, restando sedotti con naturalezza  dall’utilizzo di una scrittura fluida ed essenziale.

  

Gian Paolo Grattarola

27.X.2007




                                          Prefazione

Tutto sistemato, le pratiche burocratiche risolte, di lei rimane solo il dolce profumo che inonda ancora tutta la casa.

Non posso più toccarla, accarezzarla, accudirla, donarle un sorriso.

Sally, mia moglie, la mia vita.

Mi sento un emerito cretino, sono ormai due ore che siedo sul nostro letto con la testa vuota tra le mani. Non so più cosa fare, come riorganizzare la mia vita.

Il tempo……

In questi giorni, mi è stato ripetuto più volte che il tempo aggiusterà tutto.

Quanto dovrò aspettare? Un anno? Due? C’è una regola che stabilisce la durata del dolore di un uomo?

Mi alzo con fatica, un certo formicolio impedisce alle mie gambe di muovere il primo passo verso la libreria della camera. Cado sulle ginocchia, allungo la mano sinistra nel tentativo di afferrare un album di fotografie appoggiato sulla prima mensola. Eccolo, l’ho preso e riesco a trascinarlo verso di me. Estraggo tutte le fotografie, le spargo sul pavimento e mi ci sdraio completamente sopra.

Sotto il mio corpo c’è Sally, fotografata nel suo ultimo anno di vita.

Sally che sorride, Sally seria, Sally senza capelli, Sally con il cancro…….

Trovo il coraggio di prenderne in mano una: lei mi sta osservando con i suoi grandi occhi, l’unica parte del corpo rimasta intatta dopo mesi di sofferenza.

E’ ancora bella, profondamente amabile.

Vorrei stringere le sue fragili ossa, sussurrarle dolci parole, quelle che in tutta la nostra vita in comune ho forse dato per scontate e quindi trattenute per una semplice stupidità umana.

Il suo corpo è ora disteso in quella bara di abete con l’interno di raso bianco, bianco come il suo viso, come la sua anima candida.

Se solo potessi, andrei al cimitero per rimuovere quella grossa pietra che ci separa, sfonderei il legno e fonderei il metallo: la riporterei a casa. Sì, anche morta: mi basterebbe la sua presenza.

 

Improvvisamente squilla il telefono, non ho voglia di rispondere: so che non è Sally, l’unica persona con la quale vorrei parlare.

Rimango sdraiato sul pavimento, navigo con il corpo e con il pensiero sulle immagini di colei che ho amato per dieci anni.